Grimeca: ipotesi chiusura definitiva molto probabile, 850 famiglie nel dramma
sabato, 5 giugno 2010
E’ quanto è emerso Venerdì sera all’ incontro “Emergenza lavoro e crisi economica: idee e azioni possibili” presso il Circolo Unione di Adria, serata alla quale hanno partecipato il consigliere regionale Graziano Azzalin, la presidente della Provincia Tiziana Virgili, il presidente di Bancadria Giovanni Vianello, il direttore della Cna Alessandro Monini, il consigliere comunale e l’esponente Rsu della Grimeca Mauro Forzati e il segretario della Cgil Giovanni Nalin.
“Il lavoro è il tema sul quale dobbiamo confrontarci con maggiore impegno. La disoccupazione, provoca una disintegrazione identitaria delle persone,una ripercussione sulla coesione del tessuto sociale. E’ necessario intervenire, in modo da affrontare il tema della sperequazione e non con misure depressive come sta facendo il Governo. Per il Polesine serve un piano straordinario che frutti ogni strumento possibile e che veda tutti gli attori giocare di squadra”.
Così il consigliere regionale Graziano Azzalin, in un Circolo Unione gremito, ha tirato le somme ieri sera, dell’incontro “Emergenza lavoro e crisi economica: idee e azioni possibili” organizzato dal Circolo del Pd di Adria centro e dal Coordinamento comunale con il supporto del Gruppo consiliare regionale del Pd veneto. Con un po’ di pepe nella coda: “Proprio in un momento in cui tutti hanno ribadito l’importanza della coesione e dell’azione congiunta – ha chiosato Azzalin – c’è chi agisce cercando di rompere il fronte istituzionale: il Consvipo va rivisto, ma è uno strumento che può svolgere un ruolo fondamentale e deve essere tenuto fuori dalle sterili strumentalizzazioni politiche”.
A fare gli onori di casa, il coordinatore del Circolo Leonardo Bonato, che insieme alla coordinatrice dell’Unione comunale Caterina Zanetti, ha focalizzato l’attenzione sui numeri della crisi: “Nel 2009 – ha sottolineato Bonato – sono sparite 297 imprese, mentre 2.770 lavoratori sono stati coinvolti in aperture di stati di crisi delle rispettive aziende, numeri che per la nostra provincia sono drammatici”.
Caterina Zanetti ha rimarcato che “307.000 posti di lavoro sono andati perduti nell’ultimo anno, 841 disoccupati in più al giorno, mentre un milione di lavoratori è a reddito tagliato perché in cassa integrazione. In Veneto i fallimenti sono cresciuti del 62% e i giovani sono il 51% del totale dei disoccupati. In questo contesto arriva la manovra da 24 miliardi di euro, con misure una tantum, che si esauriranno senza cambiare nulla, tagli trasversali a pioggia, senza che siano varate misure strutturali di contenimento della spesa”.
A entrare nel vivo della questione polesana è stato il consigliere comunale Mauro Forzati, esponente Rsu della Grimeca, che dopo aver rivolto il proprio pensiero “a uomini e donne che non hanno un lavoro o lo stanno perdendo, ai migranti che da disoccupati diventano clandestini, ai precari, ai 50enni espulsi dal mondo del lavoro, ai diversamente abili che vengono sempre più esclusi, alle morti bianche, agli attacchi allo statuto dei lavoratori, a chi è costretto ad aprire la partita Iva per trovare lavoro e a artigiani e commercianti sempre più in difficoltà”, ha evidenziato come “la Grimeca non è solo un’azienda con una proprietà, ma è anche un patrimonio della gente polesana, alla cui crescita ha contribuito con sacrificio. Oggi l’ipotesi della chiusura definitiva è molto, molto probabile, e se ciò accadesse sarebbe un dramma per le 850 famiglie, dei lavoratori e per tutta la provincia di Rovigo. Spero che ciò sia stato compreso, e soprattutto sia stato capito che non c’è tempo da perdere se si vuole tentare di salvare la fabbrica”.
Don Giuseppe Mazzocco, ha portato la testimonianza dei progetti avviati dalla parrocchia di Carbonara. “Il modello neoliberista – ha affermato – ha fallito nei campi della sostenibilità sociale e ambientale. Ora è in crisi e bisogna metterne in discussione i dogmi. Ma la crisi investe anche le istituzioni ed è necessario dunque partire dal basso”.
La presidente della Provincia Tiziana Virgili ha delineato il quadro della crisi in Polesine citando i numeri delle ore di cassa integrazione: “Nel 2007 un milione e 323mila di ore, nel 2009 6 milioni e 346mila. Come Provincia facciamo i conti con la drammaticità di questa situazione, perché oltre alla Grimeca, tante sono le aziende in difficoltà”.
Ad enumerarne alcune legate ad Adria ci ha pensato Claudio Moschin, segretario della Filcem Cgil: “Socotherm, Alchemia, Bioitalia ex Ajinomoto, ma anche le aziende di servizi Acque Potabili, Enel rete. Senza dimenticare il nodo della centrale di Polesine Camerini. Sul tessile, poi, stendiamo un velo pietoso”.
Il segretario provinciale della Cgil Giovanni Nalin ha sottolineato che “si sta sfruttando la crisi per ridurre ulteriormente i diritti. Intanto, ogni sciopero contro le scelte del governo viene bollato come ‘politico’, dando fra l’altro a questo termine un connotato negativo. Purtroppo però, mentre si elabora una manovra come la tela di Penelope, sembra essersi smarrita la capacità d’indignarsi”.
Dopo i significativi interventi dell’ex presidente della Provincia Federico Saccardin e del consigliere provinciale Franco Grotto, il consigliere comunale adriese Mauro Rubiero ha ribadito le difficoltà dei giovani e la necessità puntare su ricerca e formazione, mentre il presidente di Bancadria Giovanni Vianello ha toccato il tema del credito e delle valutazioni sulla sostenibilità degli investimenti.
Esaustivo e articolato l’intervento del direttore della Cna Alessandro Monini, che dallo scudo fiscale al welfare ha toccato temi nazionali e locali. “In Polesine – ha concluso – è necessario fare squadra e superare il campanile, lavorare sulle procedure negoziate per gli appalti e far crescere le filiere uscendo dalla logica del controterzismo”
2 commenti a “Grimeca: ipotesi chiusura definitiva molto probabile, 850 famiglie nel dramma”
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che tristezza…un adriese può trovare un lavoro solo nei bar o nei negozi di vestiti… non c’è altro, e quel poco che c’è sta sparendo. Personalmente mi sono laureato l’anno scorso e ovviamente ho trovato lavoro a 150 chilometri da casa…sto solo aspettando che la mia ragazza finisca gli studi per andarmene da qui… e lo consiglio a tutti quelli che non hanno voglia di passare la loro vita nei bar a fare cagnara tutta la notte..
La crisi Grimeca è il tornasole locale del tempo di crisi che coinvolge il sistema produttivo globale.
La capacità lavorativa dei polesani, oltre che salvaguardata, potrebbe essere valorizzata soprattutto diversificandone i settori di impiego, mediante la promozione di attività di qualità, ed una via, ma che è anche quella di più immediata evidenza, può essere quella di promuovere con chiara decisione di linea politica, la vocazione agricola del nostro territorio, ancora tanto legata alle colture estensive, conducendola verso produzioni di qualità che tanto successo incontrano nella domanda.
Un esempio nella nostra Regione può essere quello della zona del Montello, tra Conegliano, Montebelluna e Pieve di Soligo, laddove, rimasti un pò a ruota nello sviluppo negli anni 70-80 rispetto al resto delle zone circostanti, da circa 15 anni si sta assistendo ad un proliferare di nuove attività d’impresa, non solo radicate alla produzione vinicola, che ha ormai raggiunto vette d’eccellenza mondiale, ma anche ad altri settori, tra i quali quello caseario in particolare, oltre ad una gran varietà di produzioni legate all’agroalimentare, anche queste di elevata qualità tali da consentire una buona remunerazione anche in tampi di crisi.
Da noi l’estensione coltivabile non manca, tutt’altro, dovrebbe invece essere modificato l’impiego produttivo, promuovendo e agevolando nel contempo l’avvio di attività di imprese di trasformazione di quanto è producibile localmente, che intendessero collocarsi nel settore dell’elevata qualità.
Non è molto semplice da concretizzarsi, è chiaro, ma tutto si poò fare per passi successivi, con criterio ed operosa determianzione soprattutto da parte delle istituzioni.
Di quanto sopra si dovrebbe esserne convinti, soprattutto considerando la politica e le istituzioni, nelle loro diverse varie funzioni, come mezzi di indirizzo e correzione delle linee di sviluppo sociale, e non solamente come la sede di spartizione delle solite cose, non è più il momento!
D’accordo pieno con Don Giuseppe Mazzocco, quindi, quando si sofferma sulla sostenibilità, che deve inevitabilmente diventare il parametro fermo al quale far riferimento nel definire le linee della politica generale di sviluppo.
Però, come spesso scriveva Montanelli, alle persone per capire le cose, serve molto, molto tempo; peccato però che con la crisi il passo vada accelerato necessariamente, pena l’impoverimento repentino di tutta la società civile.
Speriamo bene.
Saluti