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Adria (ro): Fra Luca Santato e… LA SENTENZA DI STRASBURGO…


inviato da: Fra Luca Santato vicario parrocchiale Santa Maria Assunta della Tomba di Adria (ro)

LA SENTENZA DI STRASBURGO…

Gesù è stato giudicato - duemila anni fa - dalle varie magistrature del suo tempo. E sappiamo cosa decise la “giustizia” di allora. Nei giorni scorsi la Corte europea di Strasburgo ha emesso una sentenza secondo cui lasciare esposta nelle scuole la raffigurazione di quell’Innocente massacrato dalla “giustizia umana” viola la libertà religiosa.

È stato notato che semmai il crocifisso ricorda a tutti che cosa è la giustizia umana e cosa è il potere ed è quindi un grande simbolo di laicità (sì, proprio laicità) e di libertà (viene da chiedersi se gli antichi giudici di Gesù sarebbero contenti o scontenti che una sentenza di oggi cancelli l’immagine di quel loro “errore giudiziario” o meglio di quella loro orrenda ingiustizia). Ma discutiamo pacatamente le ragioni della sentenza di oggi: il crocifisso nelle aule, dicono i giudici, costituisce “una violazione del diritto dei genitori a educare i figli secondo le loro convinzioni” e una violazione alla “libertà di religione degli alunni”.

Per quanto riguarda la prima ragione obietto che quel diritto dei genitori è piuttosto leso da legislazioni stataliste che non riconoscono la libertà di educazione e che magari usano la scuola pubblica per indottrinamenti ideologici. La seconda ragione è ancor più assurda. Il crocifisso sul muro non impone niente a nessuno, ma è il simbolo della nostra storia. Una sentenza simile va bocciata anzitutto per mancanza di senso storico, cioè di consapevolezza culturale, questione dirimente visto che si parla di scuole. Pare ignara di cosa sia la storia e la cultura del nostro popolo.

Per coerenza i giudici dovrebbero far cancellare anche le feste scolastiche di Natale (due settimane) e di Pasqua (una settimana), perché violerebbero la libertà religiosa. Stando a questa sentenza, l’esistenza stessa della nostra tradizione bimillenaria e la fede del nostro popolo (che al 90 per cento sceglie volontariamente l’ora di religione cattolica) sono di per sé un “attentato” alla libertà altrui. I giudici di Strasburgo dovrebbero esigere la cancellazione dai programmi scolastici di gran parte della storia dell’arte e dell’architettura, di fondamenti della letteratura come Dante (su cui peraltro si basa la lingua italiana: cancellata anche questa?) o Manzoni, di gran parte del programma di storia, di interi repertori di musica classica e di tanta parte del programma di filosofia.

Infatti tutta la nostra cultura è così intrisa di cristianesimo che doverla studiare a scuola dovrebbe essere considerato - stando a quei giudici - un attentato alla libertà religiosa. In lingua ebraica le lettere della parola “italia” significano “isola della rugiada divina”: vogliamo cancellare anche il nome della nostra patria per non offendere gli atei? E l’Inno nazionale che richiama a Dio? Perfino lo stradario delle nostre città (Piazza del Duomo, via San Giacomo, piazza San Francesco) va stravolto? Addirittura l’aspetto (che tanto amiamo) delle vigne e delle colline umbre e toscane - come spiegava Franco Rodano - è dovuto alla storia cristiana e ad un certo senso cattolico del lavoro della terra: vogliamo cancellare anche quelle?

Hanno odiato l’innocente Figlio di Dio massacrato sulla croce, furono sanguinari persecutori della Chiesa e del popolo ebraico (i due popoli di Gesù) che martirizzarono in ogni modo e furono nemici assoluti (e devastatori) della democrazia e dei diritti dell’uomo (oltreché della cultura cristiana dell’Europa e della civiltà).
Il nazismo appena salito al potere scatenò la cosiddetta “guerra dei crocifissi” con la quale tentò di far togliere dalle mura delle scuole germaniche l’immagine di Gesù crocifisso. Non sopportavano quell’ebreo, il figlio di Maria, e volevano soppiantare la croce del Figlio di Dio, con quella uncinata, il simbolo esoterico dei loro dèi del sangue e della forza. Lo stesso fece il comunismo che tentò di sradicare Cristo dalla storia stessa.

Se le moderne istituzioni democratiche europee si fondano sulla sconfitta dei totalitarismi del Novecento, non spetterebbe anche alla Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo considerare che la tragedia del Novecento è stata provocata da ideologie che odiavano il crocifisso (e tentarono di sradicarlo) e che i loro milioni di vittime si ritrovano significate proprio dal Crocifisso? Non a caso è stata una scrittrice ebrea, Natalia Ginzburg, a prendere le difese del crocifisso quando - negli anni Ottanta - vi fu un altro tentativo di cancellarlo dalle aule: “Non togliete quel crocifisso” fu il titolo del suo articolo. Scriveva: “il crocifisso non genera nessuna discriminazione. Tace. È l’immagine della rivoluzione cristiana, che ha sparso per il mondo l’idea dell’uguaglianza fra gli uomini fino allora assente.

La rivoluzione cristiana ha cambiato il mondo. Vogliamo forse negare che ha cambiato il mondo? (…) Dicono che da un crocifisso appeso al muro, in classe, possono sentirsi offesi gli scolari ebrei. Perché mai dovrebbero sentirsene offesi gli ebrei? Cristo non era forse un ebreo e un perseguitato, e non è forse morto nel martirio, come è accaduto a milioni di ebrei nei lager? Il crocifisso è il segno del dolore umano”. La Ginzburg proseguiva: “Non conosco altri segni che diano con tanta forza il senso del nostro umano destino. Il crocifisso fa parte della storia del mondo(…) prima di Cristo nessuno aveva mai detto che gli uomini sono uguali e fratelli tutti, ricchi e poveri, credenti e non credenti, ebrei e non ebrei e neri e bianchi, e nessuno prima di lui aveva detto che nel centro della nostra esistenza dobbiamo situare la solidarietà fra gli uomini… A me sembra un bene che i ragazzi, i bambini, lo sappiano fin dai banchi della scuola”.

Con tutto il rispetto auspichiamo che pure i giudici lo apprendano. “Il crocifisso fa parte della storia del mondo”, scrive la Ginzburg. Infine il crocifisso è il più grande esorcismo contro il Male. Infatti non è il crocifisso ad aver bisogno di stare sui nostri muri, ma il contrario. Come dice un verso di una canzone di Gianna Nannini: “Questi muri appesi ai crocifissi(…)”. Letteralmente crolla tutto senza di lui, tutti noi siamo in pericolo. Per questo potranno cancellarlo dai muri e alla fine - come accade in Arabia Saudita - potranno proibirci anche di portarne il simbolo al collo, ma nessuno può impedirci di portarlo nel cuore. E questa è la scelta intima di ognuno. La più importante.

L’importante è comunque che le nostre idee non rimangano solo parole ma dobbiamo avere il coraggio di concretizzarle veramente, i crocifissi sono importanti sui muri ma è più importante che tutti quanti noi riscopriamo la nostra fede cristiana, che probabilmente è scomparsa ancora prima che tolgano i crocifissi dalle aule scolastiche, forse è questa la nostra “battaglia” più grande che dobbiamo avere il coraggio di vincere. Ognuno è libero di vivere la fede e il suo rapporto con Dio nella massima libertà, ma quando è ora di testimoniarlo facciamo fatica. Io ripeto una domanda fatta due domeniche fa in chiesa: è più facile volere un crocifisso sui muri, o frequentare la messa alla domenica, è più facile volere il crocifisso sui muri o farsi un segno della croce in aula o negli uffici all’inzio delle nostre attività, è più facile volere il crocifisso sui muri, e trovare 5 minuti al giorno e riscoprire la preghiera come momento nostro personale con il Signore.
ve lo auguro di cuore, riscoprite la vostra fede che va oltre a guardare un crocifisso sui muri, Il Signore sta nei crocifissi ma, forse, troverebbe un posto migliore nei nostri cuori.

Ciao Fra Luca Santato, vicario parrocchiale Santa Maria Assunta della Tomba.
lascio la mia email fra.luca@santamariaassunta1.191.it se qualcuno vorrà rispondere a questa mia riflessione.

4 commenti a “Adria (ro): Fra Luca Santato e… LA SENTENZA DI STRASBURGO…”

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  1. Toni il 17 Nov 2009 alle 19:43 ha detto:

    Ciao Fra Luca.
    Sono Toni, un tuo parrocchiano e mai come in questo momento mi ricordo le parole di Giovanni Paolo 2° quando tuonava:
    “Non abbiate paura, aprite le porte a Cristo”
    E ti entravano dentro l’anima.
    Ce n’è ancora bisogno.
    Cordialità
    Toni

  2. Andrea il 17 Nov 2009 alle 22:26 ha detto:

    Visto che lei ricorda le scuole stataliste che non riconoscono la libertà di educazione e che magari usano la scuola pubblica per indottrinamenti ideologici io le ricordo un certo galileo galilei che se non fosse esistito forse penseremmo ancora che il sole giri intorno alla terra ha detto bene che ognuno e LIBERO di vivere la propria fede ma è LIBERO anche chi la fede non ce l’ha.
    Le ricordo che la terra è nata senza muri e senza confini questi sono stati tutti frutto dell’uomo, le ricordo che non c’è niente di nostro se non la convinzione che una cosa sia nostra, le ricordo che la sua stessa convinzione nella sua fede ce l’hanno anche gli altri nella loro, le ricordo che i simboli servono a fare distinzioni, a catalogare, a classificare, a dominare.
    In una società multietnica come la nostra dovremmo andare tutti oltre i simboli e invece di fare battaglie, a integrarci tutti in una società nuova con valori importanti e giusti per tutti spostando il nostro confine sempre piu in là fino ad abbattere ogni muro mentale esistente.

  3. paolo il 19 Nov 2009 alle 17:31 ha detto:

    I paladini della rimozione del Crocefisso dalle aule scolastiche, tanto somigliano ai manifestanti sulla cima di quel grattacielo di New York che festeggiano l’arrivo degli invasori spaziali nel film INDEPENDENCE DAY. Meritatamente, sono i primi ad esserne INCENERITI!

    Bando agli scherzi ed alle esagerazioni filmiche., non conservare le proprie tradizioni è come buttare al vento i ricordi di famiglia, fa solo danno e produce vuoto in chi lo fa. Semplice! Quindi tante argomentazioni per toglierlo assumono di fatto il colore di un esercizio verbale di stile, che manifestano soltanto un reattivo disagio nei confronti della vita tranquilla.
    Comunque è vero che, al di là di queste due righe incompiute, il problema va approfondito molto e con molta prudenza e soprattutto competenza. Non disgiunte, si spera, da una buona dose di buon senso!
    Saluti

  4. Daniele Damiani il 21 Nov 2009 alle 01:30 ha detto:

    x paolo: il paragone dei ricordi di famiglia è azzeccatissimo. Ed infatti i ricordi di famiglia si tengono in famiglia…oppure tu vai in giro ad attaccare le foto delle tue vacanze nei luoghi pubblici?
    Ma poi qua di paladini della rimozione non ce ne sono proprio. Viceversa sono arrivati eserciti di nuovi crociati che inneggiano al crocefisso (sminuendolo tra l’altro come fai tu al ruolo di “tradizione” manco fosse una pizza, un piatto di spaghetti o la tarantella). Se non mi credi dai una letta qua: http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/cronaca/2009/11-novembre-2009/asiago-multa-500-euro-chi-non-espone-crocifissi-1601994457464.shtml e dimmi poi da che parte sta il fanatismo. Spiegami infine quali fonti ti hanno spinto a trarre la conclusione che chi desidera veder rispettato un ovvio e banale principio di laicità dello stato sta vivendo un “disagio nei confronti della vita tranquilla” (questa permettimi è tra le più “pittoresche” che ho sentito).

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