Terminal: la realtà smentisce il ceto politico polesano
mercoledì, 4 febbraio 2009
[di Danilo Stoppa]
Nel 1998 il movimento dei comitati ambientalisti polesani (ero uno dei coordinatori) lanciò la lotta contro il progetto dell’Edison di un terminal gasiero al largo di Porto Levante.
Presso la Sala Eracle di Porto Viro, affollatissima, il prof. Virginio Bettini dell’università di Venezia e il prof. Mario Zambon dell’università di Padova spiegarono i motivi della contrarietà al gigantesco rigassificatore di gas liquido nell’Adriatico, a circa 15 km dalla costa.
Il prof. Luigino Mottaran, geologo e portavoce del Coordinamento dei comitati, il sottoscritto, il prof. Luigi Flamini ed altri ambientalisti sostennero che l’occupazione richiesta per un impianto di rigassificazione sarebbe stata scarsa e che i polesani impiegati sarebbero stati pochi.
A quell’assemblea partecipò l’allora segretario provinciale della Uil, Wielmo Duò, che intervenne assicurando l’appoggio della Uil alla lotta contro il terminal. Dopo poco arrivò anche anche l’adesione del segretario provinciale della Cisl Orazio Trambaiolli. La Cgil mantenne una posizione defilata.
Dopo due grandi manifestazioni contro il terminal, una a Porto Viro e un’altra ad Adria, sembrava che gran parte delle forze politiche e sindacali, comuni, associazioni, parlamentari polesani ecc.fossero orientati contro un impianto da noi ambientalisti definito inutile, pericoloso, costosissimo e inidoneo ad assicurare un’occupazione qualitativamente e quantitativamente significativa per il Polesine.
Ad un tratto gran parte dei contrari al terminal, con una giravolta strepitosa, passarono dalla parte dell’Edison. Perché tale cambiamento? Perché,dissero, il terminal assicurava occupazione. Sono trascorsi 11 anni e oggi, quando la mastodontica piattaforma del terminal galleggia al largo di Porto Levante, veniamo a sapere che i tecnici polesani attualmente impiegati nel terminal sono soltanto due. Noi ambientalisti, bistrattati da un ceto politico locale miope (mi limito a questa definizione bonaria), avevamo visto giusto mentre altri inseguivano le loro illusioni spinti da una anacronistica cultura industrialista e sviluppista. Ora costoro si lamentano perché la realtà ha smentito le loro illusioni.
Ma perché questa pseudo-classe dirigente polesana non riesce mai a farsi un’autocritica?
Perché hanno sostenuto con un accanimento degno di miglior causa la realizzazione del terminal, la riconversione a orimulsion e poi a carbone (ritorno all’ Ottocento) della centrale termoelettrica Enel di Polesine Camerini?
Perché non hanno sostenuto,e magari arricchito, il nostro progetto di difesa e valorizzazione del nostro territorio e del nostro ambiente?
I nostri erano dei no (no ad impianti inquinanti e pericolosi) sostenuti da un credibile e non velleitario progetto alternativo. Si sono piegati all’Edison e all’Enel ed ora si trovano a piagnucolare e ad inveire contro il destino cinico e baro. Però non sono loro a rimetterci, ma le popolazioni polesane e i giovani che non riescono a trovare un lavoro decente e duraturo in una provincia che non è mai riuscita ad autovalorizzarsi.
3 commenti a “Terminal: la realtà smentisce il ceto politico polesano”
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1) Non è colpa del terminal se i nostri giovani non riescono a trovare un lavoro decente … ma delle politiche di sviluppo dei nostri governanti.
A Porto Viro ci sono meno disoccupati di ADRIA vorrà pur dire qualcosa !!!
2) Pensa se non costruivano il terminal quale scusa potevano trovare per perforare l’adriatico in cerca di gas. Forse, credimi, è meglio così. Almeno è il male minore.
3) La battaglia è tutta tra Enel, Edison ed ENI. Sembrano ragazzini che vogliono anche gli altri la merendina come Edison. E per averla sono disposti a pagarla salata. Fra le tre qual’è il male minore?
Se dai la risposta giusta capisci che le tubazioni non hanno inquinato nulla e hanno portato migliaia di euro (non ad ADRIA) che sono serviti per realizzare opere pubbliche (dagli altri), mentre la centrale a carbone porterà altro smog (a tutti) e le perforazioni in alto adriatico porterano ad un bradisismo perciò addio Venezia (a meno che il Mose non serva proprio a salvarla … sono furbiiii)
A volte, vedi, protestare per principio è pericoloso … è come gridare al lupo quando il lupo non c’è… poi non ti crede più nessuno. E’ come in inghilterra che da una parte scioperano per cacciare gli ebrei da Gaza e dall’altra scioperano per cacciare i lavoratori italiani legalmente aggiudicatari di un appalto (per il principio de “al lupo al lupo” diventano sbagliati entrambi). E noi italiani scioperiamo per difendere i palestinesi e non scioperiamo per difendere i nostri lavoratori in inghilterra (E anche qui viene a prevalere lo stesso principio). Dov’è la coerenza?
Buonasera.
Ho partecipato anch’io con convinzione alle manifestazioni antiterminal.
Alla fine i risultati delle richieste della popolazione, come sempre non sono servite a nulla perchè i nostri politici e cervelloni hanno fatto i c…i loro in barba all’ambiente ed alla gente.
Questa sera ho sentito alla tv che in Sicilia a Porto Empedloche hanno lo stesso problema: un rigassificatore. Sicuramente la minestra sarà la stessa:
raccolta di firme, proteste, promesse regolarmente non mantenute e poi alla fine avranno come noi il loro bel monumento in mare a testimoniare la demenza e l’arroganza dei potenti.
Un bel traguardo!
Cordialità
“Ma perché questa pseudo-classe dirigente polesana non riesce mai a farsi un’autocritica?”
Si provi a toglierle la legittimazione, a negarle la presunta rappresentatività della volontà politica degli altri.
Come si fa? Basta non andare a votare ed immaginare una società diversamente organizzata.